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Destati orsù dallo letto tuo di fronda,
O vil elfo marrano
Che L’Ascia mia pronta è alla bisogna
Per spaccarti in due dalla testa all’ano.
Non udisti forse dei miei piedi il forte pestare
Dalla bocca mia lo dolce cantico della battaglia
L’armatura mia lucente sferragliare;
Che dallo sonno tuo non fai più veglia?
O forse nell’oblio ti celi, sporco VERME puzzolente.
Degno discendente della tua schifosa schiatta,
Sicuro della inevitabile fine imminente,
Di certo coraggio non hai di guardarmi in faccia.
Che angoscia, quale depressione!
Dopo che per valli monti e boschi tanto vagai:
Sottratta mi viene la giusta tenzone.
Ma certo è che l’ascia mia ugualmente assaggerai.
Di buon acciaio Nanico essa è fatta,
Di sfavillanti rune mirabilmente è adorna:
Sul cranio te la voglio calar dalla parte piatta
Per unire assieme quelle due orecchie che sembran corna.
Triste il mio destino, beffardi gli Dei,
Maledetta sia quella scommessa che feci anzitempo,
Che l’unico pietoso elfo che trovai
Morto di certo era da lungo tempo.
La causa della morte detta è senza velo:
All’ignobile creatura che in terra giace
In sogno fui certamente svelo
Dove la uccisi nella maniera che a me piace."
AGLAR RAS
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